martedì 2 maggio 2017

DATI UFFICIALI DEI FALLIMENTI IN ITALIA ; TERRIFICANTI

DATI UFFICIALI DEI FALLIMENTI IN ITALIA NEL 1° TRIMESTRE 2017: SONO TERRIFICANTI, 2 FALLIMENTI OGNI ORA, +36% DAL 2009

mercoledì 26 aprile 2017


Fallimenti delle imprese italiane, numeri da spavento. Nei primi tre mesi del 2017 sono state infatti 2.998 le aziende italiane che hanno portato i libri in tribunale, il 16,8% in meno rispetto ad un anno fa, il 20,2% rispetto al 2015, il 20,3% rispetto al 2014. Buoni numeri? No: i fallimenti segnano nel primo trimestre del 2017 un +36% rispetto il 2009, inizio della catstrofe economica italiana.

Giusto per capire le dimensioni attuali del disastro produttivo italiano bisogna considerare che nel nostro Paese complessivamente, nel primo trimestre di quest'anno, sono fallite in media 47 imprese al giorno, circa 2 ogni ora. Sabati, domeniche e festività incluse. Giorno e notte.

Malgrado il progressivo ripiegamento del fenomeno va sottolineato come il numero dei fallimenti registrati risulti decisamente più elevato rispetto al 2009, quando la crisi strutturale dell'eurozona esplose.

Rispetto il 2009, quando i fallimenti erano 2.200, i fallimenti registrano un + 36,3%. Questi dati sconfortanti oltre che terrificanti emergono dall'ultimo aggiornamento dell'analisi dei fallimenti in Italia realizzato da Cribis. Per Marco Preti, ad di Cribis "i dati emersi parlano chiaro. Se paragoniamo i dati di fine marzo 2017 con quelli del 2016 emerge infatti una diminuzione del 16,8% del numero dei fallimenti. Percentuale che sale al 20,3% se paragonata a fine 2014, ma nonostante queste buone notizie il confronto con il 2009 rimane ancora critico. Dal 2009 ad oggi infatti la percentuale dei fallimenti è cresciuta del 36,3%, e del 10,9% rispetto al 2010. Rimane ancora critica la situazione del commercio, uno dei settori più strategici ma anche più colpito: nei primi tre mesi del 2017 ha visto fallire 1.020 imprese. Meglio invece - si fa per dire - lo stato di salute del settore dei servizi con 210 casi".

La distribuzione sul territorio nazionale dei fallimenti - ricordiamo ancora che i dati si riferiscono solo al 1° trimestre 2017 - è correlata alla densità di imprese attive nelle diverse aree del Paese. La Lombardia, con 641 casi e una incidenza sul totale Italia del 21,4%, si conferma la regione con il maggior numero di fallimenti nel 1° trimestre di quest'anno. Dal 2009 ad oggi si contano 22.883 imprese lombarde fallite, un numero che dire impressionante è davvero poco.

La seconda regione più colpita - sempre nel 1° trimestre 2017 - è stata il Lazio, con 386 casi e un'incidenza sul totale Italia del 12,9%, seguita dalla Campania, con 275 casi e relativa incidenza del 9,2%. Nelle prime dieci posizioni della graduatoria si trovano anche il Veneto (con 261 fallimenti), la Toscana (242), l'Emilia Romagna (205), il Piemonte (173), la Sicilia (164), la Puglia (148) e le Marche (84).

Entrando maggiormente nel dettaglio, dall'analisi emerge che il settore che nel corso del 2017 ha fatto registrare il maggior numero di casi è stato, ancora una volta, quello del commercio, con 1.020 fallimenti. Seguono il comparto dell'industria (con 759 casi complessivi), l'edilizia (611) e i servizi (210). Tutti i restanti settori hanno fatto complessivamente registrare 398 casi.

I dati evidenziano che l'economia italiana continua ad affondare. E che nè i tassi di interesse portati a zero dalla Bce nè la caduta dell'euro nei cambi, svalutato del 20% nel 2015 rispetto dollaro e franco svizzero, hanno portato benefici, anzi, hanno continuato ad aggravare la situazione.

Redazione Milano

1 commento:

  1. Questo e' dovuto alle leggi e nuovi regolamenti che impediscono di fatto lo sviluppo di una economia locale, popolare. Se i soliti finanzierini, meridionali frustrati, impotenti cie' col cazzetto miscio che non viene su' , fanno multe alle parruchiere per una messa in piega a se stessa , o altre amenità del genere l' economia non può procedere. Certo il legislatore e' l' artefice, ma lo statale in divisa e' l' esecutore quindi responsabile
    Il nemico non e' il terrorismo, ma lo stato tutto. I responsabili della sostituzione etnica e' si dei politici, ma in eugual misura dei militari , i quali essendo armati , meridionali disoccupati, cresciuti a furti ed egoismo, parolisi dover, sono un cancro maligno che va' polvetizzato . Non c' e' piu' tempo, non c' e' altra scelta, o noi società civile o un paese di cani bastardi incroci tra terroni e magrebini, o slavi con friulane. Tutti statali e vaccinati. Morale: il punto non sono le aziende che chiudono, ma la razza imbastardita che l' America ci ha imposto. Il dissidente

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