lunedì 23 gennaio 2017

Diventerai ciò di cui ti nutri

Spiacente per gli amici vegetariani o vegani, ma il nutrimento di cui parlo qui, oggi, ha poco a che fare con ciò che mangiamo, per quanto io trovi che a un certo punto anche le nostre abitudini alimentari cambieranno a seguito di un onesto lavoro su noi stessi. Il nutrimento cui sarebbe importante prestare attenzione è quello sottile, vibrazionale, emotivo cui ci sottoponiamo in quei momenti in cui non ci siamo, quegli spazi che ci prendiamo per noi stessi e nei quali ci abbandoniamo a quelli che consideriamo momenti di rilassamento. Sono quelli i momenti di maggior permeabilità delle sfere inconsce e quelli, spesso, i momenti in cui ci mettiamo davanti a tv, cinema, film, libri e musica varia. Fin qui niente da eccepire.

Quello che dovremmo cominciare a vedere con consapevolezza è innanzitutto il contenuto emotivo di quello a cui ci esponiamo, il messaggio profondo che ciò cui ci esponiamo veicola. Sebbene questo contenuto possa essere usato per rilasciare, molto più spesso di quanto non pensiamo il materiale che ci attraversa viene preso e accettato inconsciamente senza censure e da lì passa direttamente a stimolare qualcosa nel subconscio. Dall'horror alla soap-opera il messaggio 'esterno' solletica continuamente, a livello emotivo, le nostre corde interne richiamando contenuti non risolti, conti in sospeso, vecchi ricordi, aspettative e anche, purtroppo, memorie genealogiche (e probabilmente la nostra genealogia non ha mai brillato per consapevolezza e centratura). Da quello stimolo esterno accettato passivamente scaturiscono bisogni, desideri ma anche inquietudini, paure e proiezioni negative d'ogni genere.

Da quegli stimoli esterni possono scaturire comportamenti e azioni del tutto irrazionali. Quello che leggiamo, la musica che ascoltiamo, i film che guardiamo e in generale la cultura alla quale partecipiamo, lascia solchi nel nostro subconscio, solchi tanto più profondi quanto più continuativa e ripetuta è stata l'esposizione. E questo influenza inevitabilmente la nostra vita e la nostra realtà, che noi lo vogliamo o meno. Ciò dà una direzione alla nostra emissione senza che ce ne accorgiamo. Non c'è niente di male in questo perché chi più chi meno ne siamo tutti partecipi. La domanda che dobbiamo farci è: ciò di cui mi nutro lo voglio davvero nel mio campo di esperienza? Ciò di cui tutti si stanno nutrendo (perché così fan tutti, perché è giusto, perché va di moda o semplicemente perché non sembra esserci nulla di meglio in giro) è ciò di cui io voglio nutrirmi? Vi invito a rifletterci su. Vi invito a guardare quegli strati della sfocatura che affermano 'si fa così' solo perché hanno mutuato un modello dalla narrativa, dalla fantascienza, dai fumetti o da qualche cantautore.

Se guardate bene ne troverete un bel po'. Troverete strati di sfocatura nutriti da tradizioni, abitudini e tendenze millenarie che distruggono l'individualità delle persone e che nessuno ha il coraggio di cambiare perché dentro qualcosa dice che si è sempre fatto così. E il 'si è sempre fatto così' a mio parere, oggi, è il motivo di tanta mancanza di inventiva, di genio e di creatività. Il 'lo fanno loro, devo farlo anch'io' è penetrato a fondo nella coscienza, così a fondo che oggi non si osa più pensare di potersi nutrire di qualcosa di differente da ciò che ci viene proposto dai canali 'ufficiali' e quindi di poter agire, pensare e creare in maniere differenti da quelle proposte dalla 'cultura' - anche purtroppo quella della cosiddetta spiritualità.

Allora a un certo livello di coscienza ci deve risultare chiaro che niente di quello cui ci esponiamo può più essere preso sotto gamba. A un certo livello di coscienza tutto ciò che incontreremo ci mostrerà il suo vero scopo, non lo scopo di facciata, non la patina, ma il suo vero motivo di esistere e il suo vero messaggio. E magari un giorno sceglieremo di smettere di prestare attenzione a qualcosa che fino a poco tempo prima ci appassionava, ci avvinceva e ci teneva incollati alla tv o alle pagine di un libro, perché ne vedremo il vero senso (e molto spesso questo senso non ci piacerà). Magari a un certo punto sceglieremo di nutrirci di qualcos'altro, qualcosa che avremo veramente scelto.

lunedì 16 gennaio 2017

IL PARADOSSO DI UBIK

Non ho molto tempo a disposizione e non posso entrare troppo nei dettagli.
Se stai leggendo questa comunicazione non può essere un caso, per cui confido nel fatto che tu sia particolarmente sveglio e ricettivo al mio messaggio.
Questa comunicazione interrompe, per un lasso di tempo molto limitato, il segnale che ti tiene in risonanza con la tua macchina biologica, la quale produce lo psicopenitenziario nel quale sei immerso 24ore su 24.



Molto probabilmente sei una persona in possesso di un background spirituale di un certo livello, il che rende più difficile l’interruzione del segnale e il mio conseguente inserimento. Il cosiddetto “percorso spirituale” rende infatti più difficile creare un’interferenza nel segnale, in quanto chi si trova su un cammino spirituale è più identificato con la macchina biologica rispetto alla norma degli esseri umani. Già questa sola affermazione potrebbe mandare in crisi il tuo “sistema di credenze spirituali”... e quindi facilitare l’interruzione del segnale che tiene il Sé – ciò che tu sei davvero – in costante identificazione con la macchina biologica.


Chiunque tu sia e a qualunque livello del tuo percorso spirituale tu creda di essere giunto, ti chiedo di darti un’ultima possibilità: prendi in considerazione la reale eventualità che fino ad oggi tu possa avere sbagliato tutto e che tu sia ancora prigioniero della matrice (matrix=utero) olografica esattamente come il primo giorno. Concediti la libertà di ipotizzare che tutti i testi delle antiche tradizioni e tutte le pratiche “di liberazione” (quelle dove il respiro entra da una narice ed esce dall’altra) non ti abbiano avvicinato di un solo millimetro o di un solo secondo alla liberazione finale. Le tue idee su cosa sono i soldi, il sesso, la politica e il rapporto di coppia, per quanto tu abbia letto, fanno ancora parte integrante delle credenze trasmesse all'interno della psicoprigione.


Io sono Ubik e ti comunico tre fatti importanti:

1) Nonostante i tuoi sforzi e le tue conoscenze, sei ancora totalmente prigioniero dello psicopenitenziario.

2) I tuoi carcerieri sono esseri reali, conoscono bene i principi della spiritualità e ti tengono prigioniero utilizzando l’ultima arma a loro disposizione: dal momento che oramai ti sei accorto di vivere in un’illusione, loro ti propongono un percorso il cui fine ultimo è la fuga dall’illusione. Il punto è che se la realtà è illusoria, allora le porte che tu speri di utilizzare per uscire dalla realtà... sono anch’esse illusorie. I tuoi carcerieri ti mettono davanti al naso delle porte che indicano l’uscita, con il solo scopo di tenerti sempre all’interno della cella da cui vuoi uscire. Fino a quando tenterai di uscire... ribadirai inconsciamente di essere prigioniero, perché guarderai sempre la cella dal punto di vista di qualcuno che ne sta all’interno.

3) Se tutto ciò che vedi, senti e pensi è illusorio, allora anche la tua prigionia non può che essere illusoria. E questo assunto è conosciuto come “paradosso di Ubik”.

S.BRIZZI

http://www.salvatorebrizzi.com/2017/01/io-sono-ubik.html

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venerdì 13 gennaio 2017

LA MORTE: L'INGANNO PIU' GRANDE

LA MORTE: IL PIU’ GRANDE INGANNO PER TENERE SOTTO SCACCO L’UMANITA’!

La morte è l’inganno più grande. Grazie a questo inganno l’èlite è riuscita a tenere sotto scacco l’umanità:

se vi fermate a pensare, infatti, capirete che ogni dittatura ha sempre fatto leva sulla morte e sopratutto sulla paura della morte.
La morte non esiste. Se l’umanità non avesse avuto questa paura nessuno mai avrebbe potuta ricattarla. Se un individuo sa di essere immortale non si piega davanti a nessuna dittatura. Religione e scienza di regime sono due facce della stessa medaglia, una dice che se non fai il bravo schiavo finisci all’inferno, l’altra, la scienza di regime, ci dice che siamo qui per caso e che spariremo nel nulla senza nessun motivo. E che tutto questo mondo così complesso e articolato è solo il risultato del caos, aumentando così la paura della morte, visto che l’uomo si convince che questa sia l’unica esistenza che avrà a disposizione.Qui di seguito riportiamo alcune testimonianze di persone autorevoli, dottori e scienziati che contraddicono queste assurde tesi:

Elisabeth Kübler-Ross
E’ stata una psichiatra svizzera che ha dedicato l’intera vita a curare i pazienti malati terminali. Ella dice: “Dopo aver lavorato per molti anni con malati moribondi, e dopo aver imparato da loro che cosa sia realmente la vita, quali siano i rimpianti che si hanno quando sembra ormai troppo tardi per averne, cominciai a chiedermi che cosa fosse realmente la morte.

Incominciai così a raccogliere i resoconti di esperienze extra-corporee, che i miei pazienti mi riferivano. Tutte queste esperienze risultavano avere le stesse caratteristiche ed essere analoghe anche ad altri resoconti simili registrati in altre parti del mondo, da parte di altrettanti medici. Dall’Australia alla California, tutte queste esperienze avevano un unico denominatore comune: la perfetta consapevolezza da parte delle persone di lasciare il proprio corpo fisico e di essere tuttavia perfettamente coscienti. Tutto ciò conduce ad affermare che la morte, così come la intendiamo noi nel linguaggio scientifico, non esiste.

Quindi morire significa solo perdere il proprio corpo fisico, così come fa la farfalla quando esce dal suo bozzolo. Si tratta di una transizione verso un più alto livello di coscienza, in cui si continua a percepire, a ridere, a capire, ad evolvere, e in cui l’unica cosa che si perde, è qualcosa di cui non si ha più bisogno: il corpo fisico.

Nessuno dei pazienti che ha avuto questo tipo di esperienza, ha più avuto paura di morire. Nemmeno uno. Inoltre molti provarono nuovamente una sensazione di integrità del proprio corpo, come quando erano sani: ad esempio, chi era stato investito da un’automobile e aveva perso una gamba, una volta uscito dal corpo fisico, le aveva entrambe al loro posto. Un’altra paziente che aveva perso la vista durante un’esplosione in un laboratorio, non appena uscì dal corpo, riuscì a vedere e a descrivere la scena dell’incidente e la gente che si era precipitata nel laboratorio per aiutarla. Ma quando fu riportata in vita, naturalmente era completamente cieca. E quindi chiaro perché molte delle persone che ebbero esperienze di questo tipo, non avrebbero più voluto tornare indietro: perché ebbero modo di conoscere un luogo tanto più bello e perfetto di quello terreno.

Non dobbiamo aver paura, e un modo per non averne è sapere che la morte non esiste, e che tutto quello che sperimentiamo nella vita ha uno scopo positivo. Bisogna liberarsi della negatività e cominciare a considerare la vita come una sfida, una prova per accertare le proprie risorse interiori e la propria forza. Quello che abbiamo saputo dai nostri amici trapassati, dalle persone che sono ritornate per raccontarci le loro esperienze, è che ogni essere umano, dopo il trapasso rivede tutta la propria vita, come in un film, avendo così l’opportunità di riconsiderare ogni propria azione, ogni parola, ogni pensiero e di giudicarsi da sé. Non c’è perciò nessun giudizio, se non il nostro, e nessun Dio giudicante pronto a punirci”.

Robert Lanza
E’ stato votato come il terzo miglior scienziato in vita dal New York Times, ed egli afferma: “La vita e la coscienza sono fondamentali per l’universo e praticamente è la coscienza stessa che crea l’universo materiale in cui viviamo e non il contrario. Prendendo la struttura dell’universo, le sue leggi, forze e costanti, queste sembrano essere ottimizzate per la vita, il che implica che l’intelligenza esisteva prima della materia”.

Lanza sostiene inoltre che spazio e tempo non siano oggetti o cose, ma piuttosto strumenti della nostra comprensione: “portiamo lo spazio e il tempo in giro con noi, come le tartarughe con i propri gusci. Nel senso che quando il guscio si stacca (spazio e tempo), noi esistiamo ancora. La teoria implica che la morte della coscienza semplicemente non esista. Esiste solo sotto forma di pensiero, perché le persone si identificano con il loro corpo credendo che questo prima o poi morirà e che la coscienza a sua volta scomparirà. Se il corpo genera coscienza, allora questa muore quando il corpo muore, ma se invece il corpo la riceve nello stesso modo in cui un decoder riceve dei segnali satellitari, allora questo vuol dire che la coscienza non finirà con la morte fisica.

In realtà, la coscienza esiste al di fuori dei vincoli di tempo e spazio. È in grado di essere ovunque: nel corpo umano e fuori da esso. Inoltre gli universi multipli possono esistere simultaneamente. In un universo, il corpo può essere morto mentre in un altro può continuare ad esistere, assorbendo la coscienza che migra in questo universo. Ciò significa che una persona morta, durante il viaggio attraverso un tunnel non finisce all’inferno o in paradiso, ma in un mondo simile, a lui o a lei. E così via, all’infinito. Senza ricorrere a ideologie religiose, lo scienziato cerca quindi di spiegare la coscienza quantistica con esperienze precedenti alla morte, proiezione astrale, esperienze fuori del corpo e anche reincarnazione. L’energia della coscienza a un certo punto viene riciclata in un corpo diverso e nel frattempo esiste al di fuori del corpo fisico ad un altro livello di realtà, anche, in un altro universo”.



Eben Alexander
E’ neurochirurgo a Harvard, con un curriculum accademico importante e questa è la sua esperienza: il professor Eben Alexander era sempre stato scettico a proposito di vita ultraterrena e dei racconti di esperienze extracorporee che gli venivano fatti dai suoi pazienti. Ma da quando nel 2008 rimase in coma sette giorni a causa di una rara forma di meningite, la sua opinione è parecchio cambiata. La sua storia è finita sulla copertina di Newsweek, ma anche in un libro intitolato significativamente “Proof of Heaven” (“La prova del paradiso”), e racconta l’esperienza durante la quale il medico cinquantottenne ha visitato quello che lui stesso definisce un luogo «incommensurabilmente più in alto delle nuvole, popolato di esseri trasparenti e scintillanti».

Tra la vita e la morte: una mattina dell’autunno del 2008, Alexander si svegliò con un feroce mal di testa e di lì a poco venne ricoverato d’urgenza in uno degli ospedali dove aveva lavorato, il Lynchburg General Hospital in Virginia. Qui gli venne diagnosticata una meningite batterica da Escherichia Coli, una patologia tipica dei neonati, che in poche ore lo condusse al coma. Per sette giorni il neurochirurgo statunitense rimase tra la vita e la morte, e le frequenti TAC cerebrali e le accurate visite neurologiche dimostrarono una totale inattività della sua neocorteccia (nell’uomo rappresenta circa il 90 per cento della superficie cerebrale e viene considerata la sede delle funzioni di apprendimento, linguaggio e memoria).

La prova delle dimensioni: ma mentre Eben Alexander giaceva immobile e privo di conoscenza, sperimentava anche un vivido e incredibile viaggio destinato a cambiare la sua esistenza. Tutto ha avuto inizio «in un mondo di nuvole bianche e rosa stagliate contro un cielo blu scuro come la notte e stormi di esseri luminosi che lasciavano dietro di sé una scia altrettanto lucente». Secondo Alexander catalogarli come uccelli o esseri di luce non renderebbe giustizia a questi esseri che definisce forme di vita “superiore”. In questa dimensione, arricchita da un canto glorioso, l’udito e la vista sono diventate un tutt’uno. «Potevo ascoltare la bellezza di questi esseri straordinari e contemporaneamente vedere la gioia e la perfezione di ciò che stavano cantando».

Milioni di farfalle: per buona parte del suo viaggio Alexander è stato accompagnato da una misteriosa ragazza bionda dagli occhi blu, che l’uomo racconta di avere incontrato per la prima volta camminando su un tappeto costituito da milioni di farfalle dai colori sgargianti. Nella memoria del neurochirurgo la giovane aveva uno sguardo che esprimeva amore assoluto, ben al di sopra di quello sperimentabile nella vita reale, e parlava con lui senza usare le parole, inviando messaggi «che gli entravano dentro come un dolce vento». Eben Alexander ne ricorda tre in particolare. Il primo era «tu sei amato e accudito», poi «non c’è niente di cui avere paura» e infine «non c’è niente che tu possa sbagliare». Ma l’accompagnatrice del medico aggiungeva anche: «Ti faremo vedere molte cose qui. Ma alla fine tornerai indietro».

Un utero cosmico: proseguendo il cammino l’autore di Proof of Heaven è infine giunto in un vuoto immenso, completamente buio, infinitamente esteso e confortevole, illuminato solo da una sfera brillante, «una sorta di interprete tra me e l’enorme presenza che mi circondava. È stato come nascere in un mondo più grande e come se l’universo stesso fosse un gigantesco utero cosmico. La sfera mi guidava attraverso questo spazio sterminato».

Non si tratta certamente del primo caso di quello che gli anglosassoni chiamano Near Death Experience (esperienze ai confini della morte), ma di certo turba il fatto che a raccontarla sia un affermato docente di neurochirurgia, da sempre dichiaratosi scettico in proposito. «Mi rendo conto di quanto il mio racconto suoni straordinario, e francamente incredibile – ha dichiarato Eben Alexander – se qualcuno, persino un medico, avesse raccontato questa storia al vecchio me stesso, sarei stato sicuro che fosse preda di illusioni. Ma quanto mi è capitato è reale quanto e più dei fatti più importanti della mia vita, come il mio matrimonio o la nascita dei miei due figli».

Per concludere la morte viene smentita anche a livello logico e matematico. Qui sotto ci sono mie riflessioni collegate a delle citazioni di uno dei più grandi filosofi/pensatori del mondo: Parmenide.

«IL NON-ESSERE NON E’, E QUINDI NON E’ NULLA» Se il nulla esistesse io sarei già nulla, perché ogni giorno della mia vita moltiplicato per il nulla è pari a nulla: 100, 1.000, 1.000.000 per 0 fa sempre zero. Quindi, o si esiste sempre o non si esiste mai. E visto che esisto questo implica che l’Essere è eterno, perché non può esserci un momento in cui non è più, o non è ancora: se l’essere fosse solo per un certo periodo di tempo, e ad un certo momento non fosse più, ci sarebbe contraddizione. L’Essere è dunque ingenerato e immortale, poiché in caso contrario implicherebbe il non essere: la nascita significherebbe essere, ma anche non essere prima di nascere; e la morte significherebbe non essere, ovvero essere solo fino a un certo momento.

Articolo di di Beppe Caselle

Fonte: http://ununiverso.altervista.org/
http://risvegliati.altervista.org/4792-2/

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giovedì 12 gennaio 2017

RIFLESSIONE TRA COERENZA E CONTINUITA'

Riflessioni (tra me e me) su coerenza e continuità

Capita sin troppo spesso di assistere all'elogio della coerenza, da una parte o dall'altra di costruzioni artefatte, duali e del tutto umane..

Speculazioni fondate su premesse del tutto arbitrarie e su affermazioni, tutto sommato, gratuite.

Quest'elogio dipinge come moralmente ed eticamente “migliore” ed “auspicabile” l'essere fermi nelle proprie convinzioni, ma, mi chiedo, se sia realmente utile questo in un universo in eterno divenire; se davvero sia la scelta migliore cristallizzarsi su posizioni precostituite, dall'abitudine piuttosto che dalla programmazione culturale del sistema (siano esse posizioni di conservazione piuttosto che di quello che chiamiamo progresso).


In fondo lo sappiamo, perchè ci capita di incapparci ogni giorno, quanto spesso questa resistenza al cambiamento sia, in realtà, solo fossilizzazione; quante volte poi definiamo coerenza quella che è solo permanenza testarda in una visione personale spesso indotta.

Mi chiedo, allora, se non sia forse più appropriato definire la propria coerenza nella continuità; cioè averne un concetto ampio e legato all'evoluzione delle idee e dell'umanità, nonché delle condizioni oggettive che la determinano, allo scorrere, piuttosto che al permanere.
In questo quadro sono quindi il movimento e la mutazione a definire il senso del termine coerenza. Non più la ferrea resistenza ad ogni mutazione con la permanenza nelle proprie idee, ma la capacità di adattarsi mantenendo le proprie premesse ideali.

Queste premesse che motivano ogni nostra successiva scelta e che debbono, loro sì, permanere integre, perchè sono la causa prima che ha mosso i nostri passi.
Salde, non ferme, perchè non esiste questo concetto nell'universo.
Non assolute, perchè nessun essere umano ha la capacità esprimere concetti definibili in tal modo e comunque sensibili ai nuovi linguaggi, agli adattamenti necessari al mutare dei tempi, al percorso, all'idea del cammino e del continuo mutamento degli scenari. Alla maturazione, si spera, costante del nostro interiore.


Non credo sia possibile non avere alcuna presa di posizione, non in un contesto a breve termine e di fronte ad ingiustizie e differenze palesi… e forse non sarebbe nemmeno giusto il non averne.
Ma questo “essere di parte” non è legato ad una eterna appartenenza ad una fazione e ad un gruppo, non è il retaggio di un clan di tifosi eternamente legati ad un giogo di assoluta ed immotivata fedeltà, piuttosto la manifestazione concreta e momentanea di un'idea di fondo, di una visione di Mondo.
Nulla di assoluto e totalizzante, ma un passaggio di umani fra gli umani.


Lo spirito, l'Uno ed il destino dell'Universo sono altro. Ben separati e distinti dal contesto e dal momento in cui la scelta o la presa di posizione avvengono e noi ne dobbiamo restare coscienti, evitando le rigidità non necessarie e le parole inutili.


Quanto odio in meno nelle nostre esternazioni, se non fossimo obbligati in un concetto distorto di coerenza che ci chiede un'assoluta fedeltà alla manifestazione di un'idea eternamente cristallizzata: in una frase fatta, in un concetto di fondo… in una citazione libresca, in una affermazione pseudo-scientifica, tanto per fare alcuni esempi.
Quanta retorica e prosopopea potremmo evitare nelle nostre affermazioni se esse tenessero in appropriata considerazione il divenire. Quanto inutile spirito di giudizio eviteremmo, quanti roghi in meno costruiremmo, se non fossimo stretti dalla falsa coerenza nella convinzione assoluta di essere nel giusto.


Accettiamo l'idea del cambiamento che cambia, anche laddove a noi aggrada meno. Del movimento e dello scorrere. E del nostro esserne parte e componente.
Certo, nulla potrà cambiare se non passerà dal nostro interiore, lo si sente ripetere in continuazione, ma se questo è vero non potrebbe avvenire se per coerenza noi ci opponessimo al suo divenire. Di quanta inutile coerenza è composto il fallimento costante dell'alternativa al sistema... proviamo a pensarci!
Di quanta caparbietà la continua divisione, la frammentazione, il litigio costante in difesa di antichi fossili d'idea… cristallizzati negli anni e nel tempo.

Porre la nostra attenzione al passo ed al cammino e quindi al movimento, piuttosto che a noi stessi, all'importanza del viaggio e della mutazione, sarebbe la via di una nuova visione filosofica…! Forse sì!


Rosa Bruno

Povertà mondiale, immigrazione e palline di gomma




Una delle presentazioni sull'immigrazione più viste su Internet.

Un video in cui Roy Beck ci spiega perché l'immigrazione di massa non potrà mai dare benefici a nessun Paese.
Nel video si parla della situazione americana ma lo stesso ragionamento va applicato per l'Europa e in tutto il mondo.
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lunedì 9 gennaio 2017

IB FARBEN, BAYER, SCIE CHIMICHE

E' certo che, Fritz Haber doveva essere una cattiva persona, per potere ideare gas che tolgono la vita agli altri...devi essere non a posto, dentro intendo, facendoti mancare l aria a poco a poco...bisogna proprio essere esseri crudeli, quasi non umani, come puoi solo immaginare fare del male a un tuo simile quando tu stesso non sopporteresti questo ?
E' certo che...lo Zyklon B, l'insetticida cianogenetico e' stato sviluppato da Fritz Haber, un ebreo tedesco impiegato della Bayer.
E' certo che....la Bayer fu una delle societa' costitutive della IG Farben e a cui viene attribuito lo sviluppo del gas nervino.
E' certo che...sapere che queste societa' sono, non solo ancora attive, ma continuano ad inventare "farmaci " che ammalano e continuano in questo dolore provocato agli altri senza che nessuno li fermi.
E' certo che... quando guardo il cielo e vedo le striscie di gas di cui per il momento, hanno analizzato tre componenti:
sali di bario, sali di alluminio, sali di quarzo..
non ce la faccio, a non fare il collegamento IB Farben, Bayer, Chimiche....scie chimiche...
IL BARIO
È stato riscontrato che il bario è un inibitore dei processi muscolari, in altre parole esso tende a bloccare la decontrazione dei muscoli. I muscoli sotto l’effetto del bario, hanno difficoltà a rilassarsi spasmizzandosi, creando cioè in varie parti dell'organismo degli spasmi.
L' ALLUMINIO (che sia la risposta alla nostra non reazione (?)
L'alluminio per le sue caratteristiche intrinseche risulta molto pericoloso se viene inalato o ingerito nell'organismo umano. Una delle sue funzioni altamente negativa è di impedire la cosiddetta sinapsi neuronale.
La sinapsi permette la giunzione tra due cellule nervose attraverso la quale si propagano impulsi nervosi.
Il corpo umano, per difendere un così importante e delicato organo quale è il cervello, ha formato una difesa naturale affinché elementi estranei, quali ad esempio l'alluminio, non possano penetrare o depositarsi sulle cellule cerebrali.
Verrebbe impedita in questo caso proprio la sinapsi, il passaggio cioè dell'impulso nervoso da una cellula all'altra e la propagazione del comando ad una determinata zona del corpo attraverso i nervi.
Questa naturale difesa si chiama barriera ematoencefalica.
Essa si trova alla base del cervello, nella zona alta del collo e permette, nella zona del cervello, soltanto il passaggio di liquidi quali il sangue o comunque elementi disciolti nell'elemento liquido.
Il cervello si trova in una situazione del tutto particolare e delicata. Esso galleggia letteralmente nel cosiddetto liquor: il liquido cefalorachidiano. Il liquor permette al cervello, che in un essere adulto pesa all’incirca 1500, 1600 grammi , di non schiacciare i teneri capillari che si trovano alla sua base. il cervello così, di fatto, pesa soltanto 20 grammi all'incirca, proprio per la spinta che riceve dal liquido rachidiano grazie al principio di Archimede.
Se degli elementi troppo pesanti, non sufficientemente disciolti nel liquido che affluisce al cervello, bucano la barriera ematocefalica, rischiano di creare dei depositi totalmente estranei a quella che è la vita del cervello.
IL QUARZO
Un terzo elemento trovato nelle scie chimiche è il quarzo. Esso è formato di silicio e ossigeno, SI O2 (due molecole di ossigeno e una di silicio) che sono le due sostanze più diffuse nella crosta terrestre. Le rocce silicee (quarzo) in varie forme sono presenti circa per il 90% in essa.
Il quarzo è un affascinante minerale multiforme. La forma più rappresentativa è il quarzo latteo, soprattutto quello trasparente denominato comunemente cristallo di rocca.
Al di là della sua bellezza come minerale, il quarzo per le sue proprietà piezoelettriche e piroelettriche è ampiamente usato nell'industria soprattutto in quella di strumenti di precisione.
Il silicio, per quanto riguarda l'organismo umano, si trova presente in tutti i tessuti del corpo specialmente in quelli periferici: unghie, capelli, pelle e tessuti connettivi in genere.
Il silicio si trova anche nelle ossa.
Per le sue caratteristiche intrinseche esso ha una stretta parentela con la luce e conseguentemente con l'aria.
La caratteristica principale del silicio è quella di circoscrivere ovvero di mantenere nei giusti confini i processi di crescita.
Esso perciò limita la tendenza delle energie vitali a stimolare le forze di crescita al di là dei processi normali.
Se paradossalmente l'essere umano non potesse rimanere nei suoi confini fisici, il mondo esterno penetrerebbe in modo devastante nell'organismo distruggendolo in breve tempo.
E’ la pelle che chiudendo la struttura fisica dagli influssi diretti del mondo esterno, permette la possibilità di avere una vita individuale interiore, nella quale poter compiere processi psichici e spirituali necessari alla crescita della nostra coscienza.
Verso l'interno dell'organismo fisico il silicio, permettendo il passaggio della luce, aiuta la percezione, da parte delle difese immunitarie, di elementi estranei con la conseguente loro eliminazione per mantenere l'integrità della vita fisica.

Realta' Manipolata FB

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sabato 7 gennaio 2017

CLANDESTINITA' E' UNO STATUS

Devo fare questo articolo sulla clandestinità, visto che è un argomento molto cruciale, e sopratutto molto sentito in questo periodo storico. Inanzi tutto bisogna fare un importantissimo chiarimento, SI DEVE DIFFERENZIARE tra immigrazione clandestina e incontrollata, a quella legale e controllata. Molti che difendono la clandestinità, mischiano i due termini in maniera del tutto mistificatoria e disonesta, solo per cercare di avere ragione; ma ora una volta per tutte faremo chiarezza.
L'immigrazione legale e controllata non è affatto un problema, anzi porta anche ricchezza e scambi culturali; mentre l'immigrazione clandestina e incontrollata è invece dannosa, perché le risorse non sono infinite, l'Italia -come tutte le nazioni- ha risorse e strutture per un tot di persone, questo che piaccia oppure no, è la realtà. Faccio un esempio elementare: se ho una vigna che può sfamare 6 persone e una casa che ne può contenere un massimo di 6, tutti (quelli con un cervello) possono intuire che se io -che sono da solo- ospito 5 persone in questo contesto, io e gli ospiti -con qualche sacrificio- riusciamo a sopravvivere; mentre se dovessi ospitarne più di questo numero, le risorse non basterebbero, e si creerebbero conflitti, con il risultato che tutti noi (noi 6 più i plus ospitati) vivremmo male. Qualcuno può dire che questa è cattiveria e poi piangere, ma questa è la realtà, piangere non trasformerà le leggi della fisica, le risorse sono quelle che sono (che si sia d'accordo o meno).
Quindi finché l'immigrazione è controllata e non distrugge gli equilibri del Paese che la riceve, NON è in alcun modo un problema, anzi come dicevo prima, porta anche una ricchezza culturale. Mentre come abbiamo visto nell'esempio (molto elementare) quella incontrollata porta alla lunga scontri, facendo vivere male tutti. Molti anche avendo fatto questo chiaro punto della situazione, si lamentano piangendo, e dicono: "cattivi possiamo fare di più !". Ecco questi sognatori, che hanno perso il contatto con la realtà e le leggi della fisica, dovrebbero a questo punto ospitare il plus a loro spese, senza delegarlo agli altri, se vogliono sognare, che lo facessero a loro spese e conseguenza, senza distruggere gli equilibri vitali di chi vuole una immigrazione sana ed equilibrata. Queste persone sognatrici e utopiche devono capire che NON possono imporre il loro volere agli altri, nessuno può. La nostra libertà finisce dove inizia quella altrui.
Io sono per un'immigrazione controllata ed equilibrata, sono realista e so che se dovessi fare il sognatore utopico, alla fine otterrei solo che farei stare male tutti. La soluzione sarebbe quella di ospitare quelli che si può, SENZA intaccare in nessun modo l'equilibrio del Paese, e dopo di chi farei cessare ogni tipo di guerra fatta dall'occidente in questi Paesi (che molte volte è solo per interessi), mentre nei Paesi dove non c'è guerra manderei tutti i volenterosi che fremono per migliorare il mondo. Io trovo che sia la soluzione più razionale ed efficace. La soluzione non è quella che fanno i pro-clandestinità, queste persone pro-clandestinità fomentano solo odio e confusione, perchè usano aggettivi non veri, mistificando la realtà. Prima di tutto la clandestinità non è una razza, ma uno STATUS, chiunque può essere un clandestino, al di là del colore o dalla razza. Un mio amico inglese, in un suo viaggio negli USA resto un giorno più di quello concesso (VISA TURISTICA), bene da quel momento è diventato un clandestino, perché sostava nel territorio americano senza permesso. Sta di fatto che dopo questa illegalità costui ora non può più entrare negli USA, per nessuna ragione al mondo. Ma questo può succedere a chiunque. Se entrate in USA e sostate più del tempo concesso diventate clandestini, una volta che siete clandestini la vostra pelle non cambia colore, ma rimane la stessa, cambia solo il vostro STATUS, da turisti con permesso a clandestini (residenti nel territorio senza permesso).
Dare del razzista è un insulto molto grave da fare, razzismo significa che una persona si sente geneticamente superiore agli altri per via dei suoi geni. Pensa che la sua razza sia superiore alle altre, e con questo pensiero del tutto sbagliato, pensa di avere il diritto di dominare e sottomettere gli altri. Parentesi: questo comportamento descrive molto bene i nobili, che hanno sempre rivendicato la loro genetica superiore (definendosi di sangue Blu o Reale), è sulla base di questo concetto hanno dominato le masse.
Ma tornado al discorso principale, dare del razzista a chi non è a favore della clandestinità è qualcosa di disgustoso, e le persone che lo fanno andrebbero querelate, questa parola è pura infamia, le persone contro la clandestinità (ad esempio me) non hanno nessun problema a relazionarsi con altre razze, e non si sentono in nessun modo superiori ad altri per via della loro genetica. Chi si sente superiore ad altri solo per il proprio colore della pelle o per genetica, è solo un cretino ! Quindi per finire l'articolo, trovo disonesto quello che fanno le persone pro-clandestinità, oltre ad essere incoscienti sono anche pericolosi, perché con questo loro modo di fare creano confusione e conflitti, oltre che infangare il con ingiurie le persone, facendole perdere magari degli amici preziosi, che iniziano a farsi idee sbagliate su di loro per colpa delle bugie dei mistificatori pro-clandestinità.

E lo ripeto, se gli incoscienti pro-clandestinità vogliono essere utopici ed essere autolesionisti, possono esserlo, ma non devono con le loro scelte e azioni coinvolgere in NESSUN MODO gli altri, e neanche insultare con aggettivi ingiuriosi chi non la pensa come loro.

Beppe Caselle

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domenica 1 gennaio 2017

EVITA LE CREDENZE

“...Il mezzo più sicuro per rifiutare la verità è credere in determinati sistemi di credenze. Invece di cercare e esplorare, invece di fare delle domande, tu сi credi. Avere una credenza significa che tu l’ hai presa in prestito, l’hai presa dagli altri, e anche loro l’avevano preso in prestito, eccetera. La fede significa che non hai una tua esperienza, e finché l’esperienza non è tua, non è la verità.
Un cristiano, un musulmano, un buddista – tutti loro pensano di sapere perché l’avevano letto nei libri sacri e avevano ascoltato le parole dei loro sacerdoti.
La verità rende liberi, questo è vero, ma deve essere tua, solo allora ti renderà libero. Se la verità appartiene a qualcun altro, crea nuove catene; anche dorate e con le pietre preziose incastonate... è difficile volersene liberare, perché non ci pensi alle catene, ci pensi in termini di gioielli.
Le credenze sono le catene, non sono ш gioielli.
Non vi propongo di diventare i non credenti, perché sarebbe una credenza negativa... sono le due facce della stessa moneta.


Non essere teista e non essere ateista. Un vero ricercatore resta agnostico, resta aperto evitando di trarre delle conclusioni. Lui dice: “So solo di non sapere nulla” e resta aperto. Nel momento in cui arrivi ad una conclusione, smetti di essere aperto alla verità; le conclusioni ti chiudono. I tuoi occhi non sono più vuoti, non sono più puliti, non sono simili ad uno specchio; non rifletteranno ciò che è, ma altereranno tutto a secondo della tua fede.

Per questo un induista che vive un’esperienza di Dio, vede Krishna con il suo flauto. Un cristiano non vede mai Krishna, e questo è strano, vede sempre Cristo in croce; e l’induista non lo vede. Com’è strano! Un buddista non vedrà mai Maometto o Mosè. Tutti loro vedranno i simboli delle loro fedi. E’ molto semplice: vedi ciò che proietta la tua mente.
Evita le credenze, rifiuta le fedi, che siano cattoliche o comuniste . Evita tutte le fedi. Sii pulito e vuoto.

E’ questo il significato della meditazione: lo stato di silenzio, senza pregiudizi, senza credenze. Allora sei molto vicino alla verità che all’improvviso esplode in te, e la sua esplosione è una tale benedizione che non puoi immaginare a meno che tu non la viva.
Questo stato è inesprimibile ma può essere vissuto.”

http://www.aum.news/psikhologiya/2092-izbegay-verovaniy

Advanced Mind Institute

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EFECTO


...più profondamente ci addentriamo nella mente umana e più ci rendiamo conto che le nostre decisioni, atteggiamenti e comportamenti sono determinati da numerosi fattori, molti dei quali vanno oltre la nostra coscienza.

1. Effetto Pratfall - Sbagliare ci rende più simpatici

Molte persone sono ossessionate dagli errori. Si vergognano di commettere errori in pubblico o di sbagliare mentre pronunciano un discorso. La paura di sbagliare è così forte che a volte diventa un'ossessione. Come risultato, la persona si concentra così tanto nel prevenire i fallimenti che a volte le sue prestazioni ne risentono ed arriva anche a trasmettere un immagine distante di sé, apparendo un poco snob.

Tuttavia, secondo l'Effetto Pratfall, commettere un errore di fronte agli altri aumenta la nostra attrattiva, ci rende più simpatici. Ciò è stato dimostrato da uno studio condotto presso l'Università del Minnesota, nel quale veniva chiesto alle persone di valutare quanto piacevoli o simpatici apparivano i partecipanti a un concorso. Così è stato osservato che i partecipanti classificati come più simpatici e piacevoli sono stati quelli che hanno commesso più errori e non quelli con una performance impeccabile. Perché? Solo perché le persone li percepivano come più vicini a loro e provavano una profonda empatia verso i loro errori.

2. Effetto Pigmalione - Grandi aspettative portano a grandi risultati

Qualche anno fa, lo psicologo Robert Rosenthal ha sviluppato un esperimento molto interessante: disse ad alcuni insegnanti elementari che alcuni dei loro studenti erano brillanti mentre altri avevano dei problemi di apprendimento. Al termine del corso, gli studenti qualificati come "brillanti" mostrarono di avere una pagella migliore, mentre coloro che avevano presumibilmente delle difficoltà di apprendimento ebbero dei risultati inferiori.

Questo studio dimostra che quando abbiamo determinate aspettative in merito ad una persona o anche verso noi stessi, assumiamo una serie di atteggiamenti e comportamenti che fanno sì che la "profezia" si realizzi, anche se non ce ne rendiamo conto. Perché? Perché una volta che ci siamo formati un immagine, il nostro cervello preferisce lavorare per confermarla invece di cercare delle prove per contrastarla.

3. Effetto Focus – Concentrarsi su di un aspetto ci fa trascurare il resto

Daniel Kahneman ha affermato che "nulla nella vita è così importante come si crede quando si pensa a questa cosa." Questo psicologo della Princeton University ha condotto un esperimento molto interessante: ha chiesto ad alcuni abitanti del Midwest degli Stati Uniti quanto felici credevano che fossero i californiani. Tutti affermarono che i californiani fossero più felici di loro. Perché? Semplicemente perché si sono concentrati sul l'immagine stereotipata della California e non hanno preso in considerazione gli aspetti positivi della loro città.

Nella nostra vita quotidiana siamo anche noi vittime dell’Effetto Focus, che è anche conosciuto come "visione a tunnel", e non siamo in grado di vedere oltre la nostra immagine preconcetta. Questo ci accade quando esaminiamo le situazioni da una prospettiva riduzionista e rifiutiamo di considerare altri pareri, quando ci concentriamo così tanto su alcuni aspetti che perdiamo di vista la visione d'insieme e di conseguenza, traiamo delle conclusioni affrettate che possono portare a decisioni sbagliate.

4. Effetto Spotlight - I vostri errori non si notano tanto quanto pensate

Tendiamo a credere che siamo il centro dell'universo, anche se sappiamo razionalmente che non è così. Spesso pensiamo che siamo sotto i riflettori e tutti ci stanno guardando. Tuttavia, questo atteggiamento è solo frutto di semplice paranoia, un prova del nostro egoismo, perché in realtà gli altri ci guardano molto meno di quanto pensiamo.

Come dimostrato da uno studio condotto da alcuni psicologi dell'Università di Cornell, che chiesero ad un gruppo di persone di indossare una maglietta con sopra un immagine che li facesse vergognare. In seguito avrebbero dovuto stimare quante persone avevano notato la loro maglietta. Come potete immaginare, i partecipanti ritenevano che l’avessero notata molte persone, ma in realtà non fu così, e nella maggior parte dei casi erano passati completamente inosservati.

5. Effetto Spectator – Più sono le persone e minori sono le probabilità di ricevere aiuto

Tendiamo a pensare che se ci succede qualcosa di brutto in mezzo a una folla di persone avremo buone possibilità di venire aiutati, ma in realtà non è affatto così, è piuttosto il contrario: le possibilità di dare o ricevere aiuto sono inversamente proporzionali al numero di persone che ci sono sul posto. Si conosce come Effetto Spectator o "diffusione della responsabilità".

Questo effetto è stato scoperto in uno studio tenutosi presso le università di Columbia e New York, nel quale gli intervistati percepivano un tonfo che indicava che un altro partecipante ha avuto un incidente nella stanza adiacente. Quando le persone pensavano di essere sole l'85% si attivava per soccorrere il malcapitato, come è naturale, ma quando pensavano che c’erano altri intorno a loro, solo il 31% sceglieva di andare in aiuto della vittima. A cosa è dovuto questo effetto? Semplicemente al fatto che crediamo che la responsabilità di aiutare qualcuno spetti sempre agli altri e non a noi.
(www.angolopsicologia.com)

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